O della decadenza di una classe sociale un tempo prestigiosa.”

Questo racconto è dedicato ai miei amici ed ex colleghi insegnanti che sono rimasti in trincea a combattere una guerra ogni giorno più dura.

Ferito di guerra

Il Preside entrò nell’aula magna della scuola col volto visibilmente teso. Guardò le facce stanche e rassegnate degli insegnanti, quasi tutti over 50, soldati semplici mandati a combattere in prima linea una guerra durissima contro un nemico invincibile, l’ignoranza. Ci avevano provato intere generazioni di insegnanti a sconfiggerla ma essa aveva resistito ad ogni attacco ed era sempre lì, più forte che mai. Si chiese, il Preside: “Come faccio a dirglielo?”. Decise di prenderla alla larga.

– Voi sapete che negli ultimi tempi ci sono stati numerosi episodi di atti violenti di genitori contro gli insegnanti. I vostri sindacati si sono mossi da tempo inviando numerose richieste di attenzione verso il fenomeno al Ministero, il quale si è preso tempo per studiare il problema e suggerire una soluzione. Ultimamente si è mossa anche la Geri (Genitori Riuniti), la potente associazione dei genitori che ha determinato alle ultime elezioni politiche la vittoria dell’attuale governo votando in massa i partiti che lo sostengono.

– Ed ha preso le nostre difese? – chiese un ingenuo professore.

– No, ha preso le difese dei genitori.

– Beh, è naturale. Avranno chiesto comprensione per i loro associati violenti, per ottenere sconti di pena in caso di condanna. – disse un altro docente.

– A dire il vero non si sono limitati a chiedere comprensione. Hanno chiesto di più. Hanno chiesto che venga riconosciuto il loro diritto a punire anche in modo… pesante gli insegnanti che sbagliano, ovviamente dal loro punto di vista. Una sorta di licenza di picchiare. Diciamo così: una ‘legittima offesa’. Vogliono che venga fatta una legge che stabilisca che l’offesa dei genitori nei confronti degli insegnanti che maltrattano, a loro dire, i loro figli, sia sempre legittima. Una specie di legittima difesa al contrario.

La platea rise fragorosamente di fronte a questa palese enormità.

– E il ministro cosa ha detto? – chiese un altro insegnante convinto che la sua fosse una domanda retorica a cui il Preside non avrebbe potuto che dare una risposta scontata.

– Gli ha dato ragione.

La platea ammutolì. Il Preside ne approfittò per venire subito al dunque. Non vedeva l’ora di togliersi il rospo di bocca.

– Il ministro ha promesso ai genitori di venire incontro alle loro esigenze, ha studiato il problema ed ha emesso una circolare. La sua posizione è un po’ ambigua. Direi un po’ pilatesca. Ma non può essere ignorata. Voi sapete che noi abbiamo l’obbligo di eseguire le direttive del Ministro, che è il nostro datore di lavoro. Non possiamo rifiutarci, pena il licenziamento in tronco. Contrarietà e messe in discussione vanno portate in altra opportuna sede. La circolare ministeriale, dopo i soliti numerosi riferimenti ad altre leggi e circolari, dice testualmente: “I genitori sono gli utenti del servizio che noi forniamo e alle loro richieste bisogna sempre assicurare la massima considerazione. Laddove è possibile le loro esigenze devono sempre essere soddisfatte. In particolare, questo Ministero ritiene che la lo richiesta di sanzionare i comportamenti scorretti degli insegnanti con metodi non ortodossi, come la percossa leggera ed in genere la punizione corporale moderata possa essere accolta, ovviamente in un quadro regolamentare chiaro ed inequivoco, che rispetti al massimo gli interessi di entrambe le parti coinvolte. Ogni scuola, nell’ambito della propria autonomia, elaborerà i tempi e i modi di attuazione di questa direttiva. Su un punto questo Ministero esprime la propria massima fermezza. Pur ritenendo che ai genitori debbano essere riconosciute attenuanti generiche in caso di eccesso di offesa dovuto a “grave stato di turbamento”, si stabilisce che ogni punizione corporale venga studiata in modo che non procuri danni fisici permanenti ai destinatari (sono espressamente vietate le fratture semplici e multiple) e che la prognosi, per ogni singola, punizione non superi i 20 giorni. Inoltre è severamente vietato comminare una punizione prima che siano trascorsi almeno venti giorni da quella precedente”.

Nella sala scese un silenzio tombale fino a che la Professoressa Adele non alzò la mano per chiedere la parola. Adele, brava insegnante, era nota soprattutto per la sua attitudine ad innamorarsi a prima vista di qualsiasi uomo di potere (sindaco, maresciallo dei carabinieri, preside, bidello (ridete perché non conoscete il potere enorme che ha il bidello in una scuola)), purché ce l’avesse grosso (il potere ovviamente).

– Propongo che venga fatto un regolamento.

Dovete sapere che la parola regolamento ha inspiegabilmente un effetto taumaturgico sugli insegnanti: smorza le apprensioni e acquieta gli animi. E’ una sorta di panacea che guarisce da ogni ansia. La proposta venne accolta da un brusio di soddisfazione. In fondo un regolamento avrebbe evitato gli eccessi. Il Preside sospirò sollevato. D’altronde la rapidità di adattamento degli insegnanti ad ogni cambiamento è proverbiale. Questa volta avevano impiegato appena 4 minuti.

La Commissione mista insegnanti- genitori si mise subito al lavoro ed in brevissimo tempo elaborò la sua proposta di “Regolamento dei metodi di correzione legittimi degli insegnanti”. Il regolamento era stato in gran parte copiato da Wikipedia, adattato alla bisogna e recitava, tra l’altro:

Tra i metodi punitivi applicati, nei confronti degli insegnanti dai genitori, vi sono:

Punizioni corporali:

-La bacchettata sulle mani, sui piedi oppure sulle parti più delicate e sensibili;

-Lo schiaffo (sberla), inferto senza preavviso;

-Il digiuno, l’astensione dal cibo e dalle bevande (“andare in classe senza caffè”);

-L’umiliazione fisica, attraverso l’assunzione di posizioni scomode, dolorose e imbarazzanti (in ginocchio sul pavimento, sulla ghiaia ecc.); sono esonerati solo gli insegnanti ultrasessantenni con artrosi certificata.

Punizioni non corporali:

-La sgridata o il rimprovero da parte dell’alunno o del genitore;

-La reclusione in spazio chiuso e buio, sigillato dall’esterno. Sono esonerati gli insegnanti che soffrono di claustrofobia certificata.

L’isolamento, anche tramite l’allontanamento dagli spazi della scuola fino a nuovo ordine (obbligo di stare a casa per il tempo prestabilito e di non farsi vedere dagli alunni per non provocare in loro grave turbamento);

-La privazione di attività care oppure di oggetti personali (il cellulare sequestrato può, per valide ragioni, anche non essere restituito);

-L’imposizione di attività faticose, noiose, banali o non gradite (assegnazione di ulteriori compiti scolastici, lavori fisici come pulizia delle aule sotto la supervisione dei bidelli, ecc.);

-L’applicazione di simboli punitivi in qualche modo legati alla presunta colpa (ad esempio, le “orecchie d’asino” applicate un tempo agli studenti non diligenti nello studio).

Le punizioni possono essere comminate in base ai seguenti motivi:

-L’attribuzione agli alunni di voti negativi e note disciplinari;

-Turpiloquio, parolacce e bugie nei confronti degli alunni o dei loro genitori;

-Distruzione di oggetti costosi degli alunni (l’insegnante che dovesse danneggiare il telefonino degli alunni è obbligato ad acquistare a questi ultimi il modello da loro scelto, anche se di valore superiore a quello danneggiato);

-Disobbedienza a ordini e/o consigli importanti del capoclasse o dell’alunno anziano;

-Perdita, o smarrimento, di oggetti personali importanti affidati dall’alunno all’insegnante;

-Intralcio al disturbo della lezione da parte degli alunni;

-Proibire l’uso di strumenti vietati (telefono cellulare e MP3) nelle ore di lezione;

-Entrare in classe in orario;

-Impedire agli alunni di copiare durante il compito in classe;

-Imposizione agli alunni del rispetto del regolamento d’istituto. “

Ogni scuola si dotò di un suo regolamento. Quasi ovunque fu predisposta una apposita Aula dei castighi dove gli insegnanti puniti venivano fatti entrare per rispettare la loro privacy ed impedire che la punizione fosse fonte di umiliazione per loro, anche se gli alunni, pur di vedere i loro insegnanti soffrire, non esitavano a fare buchi nelle pareti per sbirciare di nascosto all’interno, soprattutto quando questi venivano condannati a stare inginocchiati sulla sabbia. Nella fase iniziale di applicazione non mancarono gli eccessi. In una scuola tutti gli insegnanti furono obbligati a portare nello spazio scolastico vistose orecchie d’asino come segno di riconoscimento. In un’altra dove si decise di comminare un’unica punizione, la bacchettata sulle mani, quasi tutti gli insegnanti avevano le mani fasciate. In un istituto i genitori oltrepassarono decisamente ogni limite e riuscirono a far inserire nel regolamento il rimprovero pubblico, proibito dalla legge, degli insegnanti da parte di un plotone di genitori, in cui si faceva a gara per entrare, davanti a tutti gli studenti riuniti per l’occasione nel cortile della scuola. In un’altra scuola, basandosi sul principio che “le parole sono pietre”, fu istituita la lapidazione verbale. I genitori lanciavano contro gli insegnanti epiteti di ogni genere, che non facevano danni fisici, come prescriveva la legge, ma infliggevano pesanti danni morali. Agli alunni non sembrava vero di aver acquisito tanto potere e smisero quasi tutti di studiare. Si diffuse tra loro la moda di procurarsi l’ultimo modello del telefonino più costoso accusando gli insegnanti di aver danneggiato quello che avevano in precedenza. Non avevano l’onere di provare il danno subito. Bastava che consegnassero il telefonino graffiato dolosamente al genitore incaricato con una denuncia scritta in carta semplice in cui si accusava del danno il tale o tal altro docente. Gli insegnanti correvano ai ripari per quello che potevano. In una scuola dove la punizione preferita dai genitori erano le bacchettate sul deretano, gli insegnanti mettevano di nascosto nelle mutande dei cuscinetti di spugna per attutire i colpi e perché i genitori non se ne accorgessero simulavano grandi sofferenze con urla e finti tremori durante le percosse. Per aggirare il divieto di bere e mangiare di certe punizioni, nascondevano cibo e bevande in appositi doppifondi delle loro cartelle. Sulle umiliazioni degli insegnanti nacque un business. Su Internet si vendevano cuscinetti in gommapiuma e borse con doppio fondo appositamente progettati per gli insegnanti puniti. Tappi invisibili per le orecchie, studiati per difendere i timpani dalle urla sguaiate di rimprovero dei genitori, erano uno degli articoli più richiesti dagli insegnanti. L’ambiente scolastico diventava ogni giorno più insopportabile per gli insegnanti che, dopo aver studiato anni per conseguire i loro titoli di studio, dovevano subire l’onta di essere offesi da genitori spesso semianalfabeti. Gli strafalcioni e gli errori di grammatica di questi ultimi facevano soffrire soprattutto gli insegnanti di Italiano. Una volta, un’insegnante non resistette alla tentazione di correggere un genitore che la insultava: “Tu professora, deve andare a batter nel marciapiedi” . “Le parole giuste sono: Professoressa, devi, battere e sul” sussurrò la poveretta. Chi poteva lasciava l’insegnamento. Trovare un nuovo lavoro, però, diventava sempre più difficile col passare del tempo. Una ricerca, effettuata due anni dopo l’entrata in vigore della legge, stimò che ben la metà dei pizzaioli (lavoro alternativo preferito dagli insegnanti) in Italia era ormai costituito da ex docenti. Le cose peggiorarono sempre di più. Finchè un giorno, la professoressa Lella, denominata in seguito la Rosa Parks degli insegnanti, non compì un’azione clamorosa che diede avvio al movimento di liberazione degli insegnanti stessi. Lella, insegnante di mezza età piuttosto bassa ed in carne, aveva folti capelli corvini ed un seno abbondante che ancora oggi faceva girare la testa agli uomini. Condannata a 20 bacchettate sul sedere in seguito alla denuncia di un’alunna che l’aveva accusata di aver ricevuto un voto umiliante (nove anziché il dieci che meritava) aspettò il suo carnefice con gli occhi fiammeggianti e la borsa stretta in una mano. Il genitore grande e grosso che, per poter essere incaricato delle punizioni degli insegnanti aveva fatto carte false, entrò con la robusta bacchetta in mano nella stanza e le disse, in modo sgarbato:

– Voltati.

Lella rimase immobile come una statua, come se non avesse sentito.

– Voltati, cazzo, se no te ne do il doppio di bacchettate.

– Voltati lo dici a quella puttana di tua sorella.

– Sei impazzita? E mi dai anche del tu. Non lo sai che è proibito dare del tu ai genitori? – urlò l’uomo imbufalito – Voltati, cazzo.

Lella allora cominciò a far roteare la borsa, come se, novella Davide in gonnella, volesse colpire il genitore-Golia con la sua fionda. Dopo il terzo giro la borsa si abbattè sulla faccia dell’uomo, che cadde a terra tramortito e restò immobile. In seguito si seppe che Lella aveva messo un mattone nella borsa. Il fatto venne riportato sulle prime pagine di tutti i giornali. Lella venne intervistata da tutte le televisioni. Gli insegnanti cominciarono a ribellarsi in tutte le scuole, aiutati da alcuni genitori dissidenti, pochi per la verità, che ancora credevano che la scuola fosse una cosa seria. Cominciarono ad arrivare in orario a scuola, a mettere voti giusti, a proibire l’uso dei telefonini durante le lezioni, sfidando i regolamenti. Dopo alcuni mesi di lotta, un corteo di trecentomila insegnanti esasperati e, per la prima volta, veramente arrabbiati, assediò il Ministero dell’Istruzione e si disperse solo dopo che il ministro ebbe strappato l’ignominiosa legge sulle punizioni agli insegnanti. Le cose tornarono rapidamente come prima e la guerra senza quartiere, ma anche senza alcuna possibilità di successo, all’ignoranza riprese.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...